Raccontare l’architettura

Eccoci qui,

dopo qualche mese ibrido che ci ha illusi che tutto stesse tornando come prima. Non è proprio così e vedremo presto i risultati dei nostri stili di vita temo, ad ogni modo, non sono qui per parlarvi di confinamento.

Tutt’altro! Come sempre il mio invito è quello di vedere oltre e proseguire come meglio si può le nostre esplorazioni del mondo circostante. Questo fine settimana a venirci in aiuto è il Milano Design Film Festival, patrocinato fra gli altri da Comune di Milano, Ordine di Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, Università di Mendrisio e Politecnico di Milano. Il festival ospita sponsor privati, provenienti dal mondo del design naturalmente, oltre a curatori ospiti e si propone di raccontare il design attraverso il cinema.

So cosa state pensando, può sembrare una manifestazione per hipster metropolitani o instancabili creativi … non dico che raccolga le masse attenzione … ma siete sicuri che inconsciamente l’architettura non ci condizioni più di quanto siamo disposti ad ammettere?
Se mi seguite sapete l’importanza che attribuisco ai luoghi, che sono il mio ambito di studio per eccellenza. Forse sapete anche, perché ne abbiamo parlato in altri articoli, che le scenografie spesso oggi si realizzano proprio sfruttando luoghi molto conosciuti o addirittura avvalendosi di location manager che scovano spazi quasi come se stessero cercando talenti da provinare. Questo avviene perché l’ambientazione è sempre parte della storia, contribuisce a creare un’atmosfera, rispecchia il carattere dei personaggi, ci dà una collocazione geografica, storica e sociale. Allora perché non renderla protagonista per una volta?

Il disprezzo di Godard

La stessa industria cinematografica ne ha riconosciuto l’importanza girando film che ruotano talvolta intorno agli spazi. Un esempio fra tanti è il film Il disprezzo di Jean-Luc Godard interamente girato a Villa Malaparte, a Capri, capolavoro dell’architetto razionalista Adalberto Libera. Sono moltissime anche le architetture di Le Corbusier presenti in pellicole cinematografiche, per non parlare poi degli arredi utilizzati negli interni delle abitazioni che il cinema ci ha offerto negli anni.

Villa Malaparte di Adalberto Libera

Anche quando l’architettura non è famosa, può diventare comunque parte integrante della storia, basti pensare al pluripremiato Parasite, la cui ambientazione ha scatenato disquisizioni al pari della trama per l’accuratezza con cui racconta lo stile di vita della famiglia che la abita.

Location del film Parasite diretto da Bong Joon-ho

L’ultima frontiera del design al cinema è poi diventata la documentazione delle vite dei più grandi architetti, le famose Archistar. Questo sì, forse è un campo più specialistico, ma devo ammettere che le vite di questi personaggi sono sempre estremamente interessanti! Forse perché hanno la possibilità di viaggiare e creare, forse perché sanno raccontare in modo diverso quello che noi consideriamo comune. Tante volte, anche per le loro vicende private, in My Architect ad esempio è Nathaniel Kahn, figlio non riconosciuto del grande architetto Louis Kahn, che cerca di conoscere il padre attraverso i luoghi che ha progettato.

Immagine tratta dal film My Architect di Nathaniel Kahn

Insomma, non temete che l’offerta sia troppo settoriale. Se vi ho incuriosito sbizzarritevi stasera alla ricerca di qualcosa di interessante che fa al caso vostro. Vista l’emergenza Covid e l’impossibilità di svolgere la manifestazione interamente dal vivo, se non con numeri di presenze ridottissime, il Festival infatti si è trasferito sul web e dà la possibilità a chiunque si registri, di guardare in questi tre giorni, dal 6 all’8 novembre, qualsiasi film gratuitamente in streaming. Film e documentari sono stati suddivisi in categorie, tra cui naturalmente troviamo ARCHITETTURA e BIOGRAFIE, ma anche CIBO, SOSTENIBILITA’, VITA URBANA, WAY OF THINKING e così via.

Io guarderei tutto, ma per evitare che il mio compagno simuli un interruzione dati della linea internet o che, più semplicemente, mi tramortisca, credo che mi dedicherò agli sguardi degli architetti.
Una delle attrazioni principali del Festival è TOKYO RIDE, un film di quest’anno, girato dai filmmakers Ila Beka e Louise Lemoine. Tutte le loro produzioni si concentrano sulle architetture ed in particolare sul rapporto persone e design, sottolineando la presenza di importanti creazioni architettoniche nella vita quotidiana. In particolare Ila Beka è italiano, diplomato in architettura allo IUAV di Venezia, dove ha studiato con i più grandi architetti del Novecento italiano. Da regista ha documentato l’architettura fino a realizzare vere e proprie opere d’arte acquisite nelle collezione permanenti di musei quali il MoMA.

Fotogramma di Tokyo Ride

In TOKYO RIDE, neanche a dirlo, ci troviamo a Tokyo (Giappone mon amour!) ed incontriamo Ryue Nishizawa, fondatore nel 1995 dei SANAA, studio di architettura famosissimo ed insignito nel 2010 del Pritzker Prize. Ryue ci fa salire sulla sua Giulietta vintage e come in un film in bianco e nero, prima ci accompagna a casa di Kazuyo Sejima, sua socia cofondatrice (no vi prego guardate tutti la sua casa!!! Guardate la sua casa!!! Che casa ha?!?!? La voglio anche io esattamente così!!!!), poi ci fa attraversare Tokyo nel percorso che fanno quotidianamente per arrivare al loro studio. In questo road trip intimo ci racconta la sua città attraverso l’architettura giapponese, nonché attraverso i suoi luoghi del cuore e gli edifici che hanno rappresentato per lui un riferimento progettuale.

Tokyo Ride, abitazione di Kazuyo Sejima

Alla fine io credo che ad accompagnarci sia la sensazione di vedere le cose con occhi diversi. Il culto della bellezza arriva diretto anche nello sguardo di chi osserva e chissà che non riusciremo a riportarlo su ciò che ci circonda. Ne avremmo tanto bisogno credo!

Enjoy,

F.T.

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