SAN MARTINO

Eccoci qui,

alla conclusione della settimana centrale dell’autunno, quella di San Martino. Avete mangiato castagne e vino novello? Sarà che io sono nata il 10 Novembre, sarà che adoro i colori caldi dell’autunno e perfino la nebbia, che ti avvolge quasi a livello embrionale in queste mattine, sarà una fascinazione della mia pianura. Fatto stà che questo per me è il periodo più bello dell’anno … sì lo so che tutto va verso la morte, sono uno scorpione dopo tutto … ma questa morte è comunque necessaria alla rinascita, un po’ di positività alla fine c’è!

A proposito di positività, vi siete accorti di quante persone, costrette dall’impossibilità di movimento, stiano riscoprendo il proprio territorio, mostrandosi sempre più orgogliose delle sue caratteristiche ed immergendosi nella natura? Ora, è ovvio che sarebbe stato meglio che questo processo non fosse forzato, bensì libero; tuttavia se proprio vogliamo trovare qualcosa di buono in questo periodo (purtroppo ormai già mutato in peggio di nuovo) c’è sicuramente la valorizzazione degli ambiti locali.

Nel mio caso specifico, sapete bene quanto la mia genetica sia spaccata a metà, ma la mia emilianità viene tradita da diversi fattori: il mio accento in primis, il mio amore per l’erbazzone e per il burro, la mia testona quadrata, la mia gioia nel trovare occasioni di partecipazione ed inclusione … Chissà che tra questi fattori non ci sia proprio l’amore per l’autunno. Sapete l’origine del termine “Fare San Martino”? E’ un’espressione che mia nonna utilizza sempre e che si può facilmente tradurre con traslocare. Fare San Martino significa liberare una soffitta o organizzarsi per un cambio di casa. Questo termine deriva proprio dal giorno di San Martino che, tradizionalmente, era il giorno in cui scadevano i contratti agricoli ed i braccianti raccoglievano i loro averi per trasferirsi dalle case coloniche in cui prestavano servizio.

Fotogramma da Omelia Contadina

Sfruttando questa ricorrenza oggi vorrei parlarvi proprio dell’agricoltura, o meglio di come l’arte in alcune occasioni si sia prestata a dare voce ad alcune questioni aperte sulla cultura contadina. Probabilmente conoscete Alice Rohrwacher ed il suo Le meraviglie, vincitore nel 2014 a Cannes del Gran Prix speciale della Giuria. Alice, sorella della più famosa Alba, è una regista nata da madre italiana e padre tedesco, apicoltore trasferitosi in Italia forse, oltre che per amore, anche per cercare di preservare una certa cultura contadina ed agricola e proteggerla delle insidie del mondo contemporaneo. Se siete interessati alla storia di Alice, credo che molto venga narrato nel sopra citato lungometraggio, certo è che la sua documentazione delle tradizioni agricole non si ferma a questa pellicola.

Fotogramma da Le Meraviglie

All’ultimo festival di Venezia, è stato presentato un cortometraggio realizzato dalla regista come vera e propria performance assieme a JR, famosissimo artista francese non nuovo a questo tipo di operazioni. JR è famosissimo per le sue operazioni di rivestimento delle facciate di edifici, per così dire strategici, con wallpaper stampati in bianco e nero, con una tecnica simile al puntinismo, che gli permettono di ricreare ritratti come gigantografie. Ha rivestito le superfici più svariate, dalla piramide del Louvre alle favelas di Africa, Brasile, India e Cambogia. Le sue operazioni sono spesso compartecipate ed hanno il fine di aumentare il livello di appartenenza al territorio delle comunità coinvolte. JR non è nemmeno nuovo ai documentari in cui importanti registe, spesso donne, raccontano il suo operato. Famosissimo il suo Visages,Villages con la splendida Agnès Varda.

Fotogramma da Visages, Villages
Fotogramma da Visages, Villages
Progetto Women are heroes
Istallazione di JR al Louvre di Parigi

Con tali curricula i due, dicevo, a Venezia hanno presentato Omelia Contadina, di soli 10 minuti, che da domani sarà disponibile gratuitamente sul canale youtube della Cineteca di Bologna. Sempre domani inoltre, alle 19:00, sarà possibile vedere sulla pagina Facebook della Cineteca, un talk con i due autori, che racconteranno come è nata questa operazione. Più che di cortometraggio infatti si dovrebbe parlare di vera e propria azione, del fatto che il cinema in questo caso si sia apertamente messo al servizio di un messaggio. Le storie molto spesso ci fanno riflettere, ma quello che vediamo è una vera e propria cerimonia funebre all’agricoltura, sempre più vessata da scelte economiche che vanno contro alla reddittività della terra e verso le richieste di mercato. La performance ha avuto luogo ad Alfina, comune della provincia di Viterbo, che fa parte di un ben più ampio territorio ormai trasformato dalle monocolture. L’escamotage del “funerale” all’agricoltura, si così ben presto trasformato in un motivo di partecipazione e festa che potesse mostrare i volti di tutti che, ogni giorno, mantengono in vita il territorio. Più che di cortometraggio infatti si dovrebbe parlare di vera e propria azione e del fatto che il cinema in questo caso si sia apertamente messo al servizio di un messaggio. Le storie molto spesso ci fanno riflettere, ma quello che vediamo è una vera e propria cerimonia funebre all’agricoltura, sempre più vessata da scelte economiche che vanno contro alla reddittività della terra e verso le richieste di mercato. La performance ha avuto luogo ad Alfina, comune della provincia di Viterbo, che fa parte di un ben più ampio territorio ormai trasformato dalle monocolture. L’escamotage del “funerale” all’agricoltura, si è così ben presto trasformato in un motivo di partecipazione e festa che potesse mostrare i volti di tutti coloro che, ogni giorno, mantengono in vita il territorio.

Fotogramma da Omelia contadina

Questo argomento non potrebbe essermi più caro, vista la mia tesi e vista la passione per lo studio e la comprensione del territorio che condivido con il mio compagno apicoltore. Sono felice che il Festival Visioni abbia deciso di iniziare il suo programma online con questo incontro e con questo documentario e spero che, tra tutte le cose che vorremo dimenticare di questo periodo, non ci sarà la voglia di scoprire e conoscere il territorio che ci circonda e con cui siamo a più stretto contatto.

Enjoy!

F.T.

2 pensieri su “SAN MARTINO

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