L’ultimo film

Eccoci qui,

sembra che questo 2021 mi fornisca di settimana in settimana l’input di parlarvi di argomenti che attendevano da un po’ di vedere la luce. Oggi torno infatti sul cinema e lo stimolo mi arriva da una lettura appena conclusa. Nella mia nippomania sfrenata sto infatti recuperando diversi titoli che ho in lista d’attesa da tempo ed uno di questi è il breve romanzo di Genki Kawamura “Se i gatti scomparissero dal mondo“. Il libro è un caso editoriale in Giappone e per quanto mi riguarda mi è un po’ sembrato un Nick Hornby orientale come scrittura e narrazione.

Non voglio parlarvi del libro tuttavia, come vi dicevo l’argomento oggi è il cinema. Il romanzo di Kawamura è incentrato sul rapporto che viene ad instaurarsi tra il protagonista ed il Diavolo in persona che, per allungargli la vita, gli propone ogni giorno di far scomparire per sempre qualcosa dal mondo. Tra i rimpianti ed i sensi di colpa, il nostro protagonista prosegue le sue eliminazioni afferrando il senso della perdita soltanto quando questa avviene. Ad un certo punto la proposta del Diavolo è di far scomparire dal Mondo intero i film ed è qui che, come ultimo desiderio, il protagonista si chiede quale film guardare prima che il cinema scompaia del tutto. Lui sceglie Luci della ribalta di Charlie Chaplin, e voi? Cosa guardereste come ultimo film in assoluto?

Io a questa risposta non ho dubbi. Nonostante tutti i film visti ed apprezzati, so che ne riguarderei soltanto uno, lui, il mio film: Moulin Rouge!
Film del 2001, pensato e diretto da Baz Luhrmann, ha vinto meritatissimamente l’Oscar a scenografie e costumi, andato a quel genio di donna che è Catherine Martin, collaboratrice di Baz in tutti i suoi film, nonché sua moglie. Oltre a Moulin Rouge! dalla sua mente sono stati partoriti capolavori come Romeo+Juliet, per cui ho pianto giorni interi e non perché moriva Di Caprio, e The Great Gatsby (in collaborazione con l’archivio Prada) di cui è anche produttrice. Baz e Catherine sono insomma una coppia artistica eccezionale e prolifera, ed io amo in realtà tutti i loro film, ma la grandezza di Moulin Rouge! sta nella teatralità dell’insieme ed è qui che come al solito casca l’asino.

Faccio una premessa: io odio i musical. Non sopporto l’idea che questi da un momento all’altro partano con delle canzoni felici, cosa alquanto strana perchè al contrario amo l’opera lirica. Credo che il nodo della questione stia non tanto nel cantare, quanto nella drammaticità del testo e della storia. Forse nella mia testa la musica dà enfasi a delle storie drammatiche rendendole romantiche e struggenti, anche quando sono assurde (obbiettivamente Aida impiega un atto a morire, agonia oggettivamente poco realistica), mentre per le storie allegre e spensierate trovo le canzoni banali e fuorvianti. Per questo motivo ci sono pochissimi musical che amo e che fanno eccezione. Moulin Rouge! è proprio uno di questi, anche perché in realtà ha moltissimo a che vedere con l’opera lirica.

Immagine dal set negli studi Fox a Sydney

La storia è naturalmente drammatica ed alla prima battuta si capisce il tenore del tutto: “amavo una donna, la chiamavano il diamante splendente, lei è morta.” Molto bene … Non consideratelo uno spoiler appunto perché è palese fin da subito che ci saranno due amanti che soffrono e che lei muore. La trama narrativa prende moltissimo dall’opera. Oltre a sapere fin dall’inizio che finirà male, abbiamo lui Christian, scrittore inglese che si trasferisce a Parigi per inseguire i suoi ideali romantici ed andare contro i dogmi imposti dalla famiglia che lo vorrebbe in tutt’altro ruolo. Poi abbiamo lei, Satine, giovane stella del Moulin Rouge, di umilissime origini che sogna di fare l’attrice e di base è una prostituta. Christian è Rodofo, scrittore squattrinato di Boheme di Puccini, che vive con gli amici artisti in una soffitta di Parigi e si innamora di una tisica Mimì. Satine è Violetta, protagonista di Traviata di Verdi, ugualmente tisica, ugualmente cinica sulla possibilità di trovare l’amore se non per interesse, cosa che naturalmente le accade con Alfredo, che verrà redarguito proprio dal padre. Le due trame operistiche si intrecciano in quello che è un immaginario non solo teatrale, ma di un’intera epoca, la Belle Epoque, la fine del XIX secolo a Parigi.

Pare che Baz Luhrmann, Catherine Martin e Craig Pearce (co-sceneggiatore di Luhrmann), dopo la prima idea di scrivere una favola sull’amore all’epoca del Moulin Rouge, abbiamo trascorso qualche mese proprio a Parigi per immedesimarsi nell’atmosfera della città e dell’epoca. Dopo questo periodo iniziale tutto il lavoro si è poi svolto in Australia, anche il set è stato interamente ricostruito presso gli studi Fox di Sydney. Fatto sta che non si possa negare che l’operazione sia brillantemente riuscita, tanto che lo stesso Luhrmann è stato poi anche regista di Boheme, a livello teatrale naturalmente e non cinematografico.
Anche se non sembra a prima vista, io sono un’inguaribile romantica. Aderisco in pieno allo slogan dei protagonisti: Freedom, Beauty, Truth and Love! Non potrei per nessuna ragione non amare infinitamente questo film e lo faccio perché innanzitutto è un inno ai sognatori. Una anticipazione di La La Land, anche se quest’ultimo ha riscosso ben più successo. Qui l’allure è fortemente europea più che americana, le atmosfere sono quelle del can can, delle ballerine, di un luogo in cui l’alta borghesia si incontra con i popolani ed è chiaro che non stiamo parlando di contemporaneità. Tuttavia la grandezza del regista sta nell’essere stato capace di fare un film in costume trasportandolo nell’epoca contemporanea.

Non sono solo i grandi valori universali di cui parlano i protagonisti a farci sognare, l’amore prima di tutto, ma anche la libertà di scegliere la propria vita, l’amicizia, la solidarietà, bensì tutto il mondo che viene costruito attorno a loro. Innanzitutto c’è la musica: Moulin Rouge! è un musical, ma pochissime canzoni sono state scritte per la sceneggiatura. Baz Luhrmann è noto per rendere la musica protagonista dei suoi film e delle atmosfere, in questo caso però fa un capolavoro. Sceglie brani famosissimi e li introduce ad hoc all’interno dei dialoghi, come se fossero stati scritti appositamente per quella sceneggiatura. Questo è un altro tratto caratteristico dell’opera lirica, che alla sua affermazione era un genere popolare. Tutti potevano andare a teatro e tutti potevano ascoltare e canticchiare le romanze più famose. Quanti di voi hanno parenti anziani con nomi di protagonisti di opera? Qui in Emilia sono tantissimi! Ci sono delle Amneris così come degli Otello. L’opera era così popolare perché accessibile ed orecchiabile e questo faceva andare oltre al fatto fisico del cantante che non è assolutamente realistico di per sé. Allo stesso modo Luhrmann, inserendo canzoni note e famosissime (parliamo di David Bowie, Beatles, Queen, Police, e così via) ci dà un motivo di riconoscibilità della parte musicale e ci sembra di conoscere già la storia ed i sentimenti dei protagonisti. Non dimentichiamoci che sappiamo anche come andrà a finire, ma come in un noir andiamo avanti, non cerchiamo il colpevole, bensì il movente.

Accanto alla musica abbiamo poi l’atmosfera, quel capolavoro che sono scene, costumi e parrucco. La produzione di Moulin Rouge! è una delle più grandi della storia del musical. Solo per i ballerini sono stati prodotti quattrocento costumi e la collana indossata da Nicole Kidman – Satine è entrata a far parte della storia del cinema perché realizzata con 1.300 diamanti. E’ il gioiello più costoso mai realizzato nella storia del cinema, si stimano circa un milione di dollari. Le scene ed i costumi sono estremamente eclettici: nonostante infatti il palese richiamo ai colori ed alle atmosfere dei dipinti di Toulouse-Lautrec (presente anche nel film come amico di Christian – guarda caso anche Roldofo come migliore amico ha il pittore Marcello), non si può definire il film come una accurata ricostruzione storica. Catherine Martin sembra infatti aver avuto fin da subito dei dubbi sulla realizzazione di un prodotto di ricostruzione storica impeccabile, ha piuttosto puntato sulle sensazioni. Il Moulin Rouge doveva essere rappresentato come un luogo di seduzione e perdizione, ma non seguendo il gusto della fine dell’Ottocento. La seduzione scaturisce dall’utilizzo di canoni estetici trasposti nell’epoca contemporanea e così abbiamo Satine, che altri non poteva essere che Nicole Kidman, che è una star del varietà ed è molto più simile nelle vesti e nell’acconciatura alle dive degli anni ’40 e ’50 che ad una étolie di fine Ottocento. I punti di riferimento sono chiaramente Marlene Dietrich e Rita Hayworth, la loro eleganza e raffinata seduzione. Satine ha un candore algido, notate che i suoi colori sono sempre freddi, anche il rossetto ed i capelli rossi hanno sempre un sottotono freddo. Non solo questi ne fanno supporre la morte, ma la elevano rispetto alle altre comparse che ruotano intorno al Moulin Rouge, facendone appunto “il diamante splendente”.

Christian risulta subito il capitano presentabile di una banda di folli che prima di recarsi a teatro incontrano la fatina dell’assenzio Kylie Minogue (a cui dà la voce per le urla finali Ozzy Osbourne). Sono squattrinati, hanno abiti improbabili, raccattati in malo modo, ma sempre con gusto, così come ogni artista riesce a fare. Soprattutto sognano una realtà diversa, un futuro di riscatto. C’è poi tutta la teatralità che scaturisce dal fatto che siamo in un teatro, tutto avviene al suo interno: le prove quotidiane, la vita serale, le pause. Le luci sono sempre azzurre, come se fosse sempre notte e le uniche luci calde sono quelle della ribalta, quelle artificiali del Moulin Rouge dove tutto avviene. Non sto poi a parlarvi del gusto delle cineserie e dell’oriente ricercato nei costumi e negli arredi bizzarri di quello che doveva rappresentare un luogo di evasione. Attrezzeria e copricapi di altissimo livello e dettaglio.


Sono tanti i film che raccontano del teatro o della recitazione, della vita degli artisti, ma questo a mio personale avviso è un capolavoro che mostra ambizioni, sogni, sacrifici, ma soprattutto che ci restituisce un excursus nella storia dell’arte e del teatro musicale. Per questo io non mi stanco mai di vederlo, perché rappresenta il senso della vita romantica e bohemienne. Per questo sarebbe sicuramente il mio ultimo film, perché è vicino alla mia anima.
Alla fine sono quasi riuscita a non raccontarvi nulla della trama in dettaglio, perciò, visto che si avvicina anche S.Valentino, programmatevi una bella visione! Sono sicura che non vi deluderà!

Fazzoletti mi raccomando!!!!

Enjoy!

F.T.

3 pensieri su “L’ultimo film

    1. Grazie per il tuo commento. Sono d’accordo, peraltro le aspettative erano molto alte perché il precedente film sul romanzo è comunque un grande classico. A me quello che piace di Luhrmann è questa capacità di creare un mondo estetico autosufficiente ed autonomo rispetto ad altre produzioni. In questo non fallisce mai!

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